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venerdì 12 agosto 2016

Kia Joorabchian: il vero padrone dell'Inter



Kia Joorabchian: è lui ormai l’uomo in più del mercato dell’Inter, che sembra aver stretto un vero e proprio patto. Ma in cosa consiste questo rapporto tra l’Inter e Kia Joorabchian, che dura ormai da quasi due mesi? E qual è il rapporto tra il proprietario del fondo MSI e Suning? Andiamo a scoprirlo insieme ed a svelare un’ombra che quest’oggi ha chiuso la sua prima operazione ufficiale coi nerazzurri .

Ma chi è davvero Kia Joorabchian, il controverso titolare del fondo MSI che controlla i destini di svariati giocatori brasiliani? Sulla vera data di nascita dell’intermediario nato in Iran e cresciuto in Gran Bretagna regna il mistero: quel che è certo è l’anno di nascita, il 1971, ma i passaporti britannico e canadese assegnano rispettivamente la data di nascita al 14 ed al 25 luglio, e dissentono anche sul nome, che è Kia Joorabchian nel primo caso e Kia Kiavash (vero nome di Kia) nel secondo.

Il giovane Kia è scappato dall’Iran con la famiglia nel lontano 1979 durante la rivoluzione khomeinista, per poi non fare più ritorno nel suo paese d’origine: i Joorabchian gironzolano tra Canada e Gran Bretagna fino a che il piccolo Kiavash non ha 12 anni, e papà Mohammed opta per l’Inghilterra e per un tranquillo lavoro da rivenditore d’auto per mantenere la sua famiglia. Ma Kia Joorabchian preferirà una strada completamente diversa per la sua vita: dopo aver finito le superiori, infatti, ecco arrivare la rinuncia all'università e la scelta di diventare broker finanziario e dare il via ad una carriera che vede come prima mossa l’impiego come trader alla International Petroleum Exchange. In questo periodo Kia si specializza nella creazione di fondi e si trasferisce a New York, dove crea col connazionale Reza Irani Kermanian l’American Capital, un fondo con sede fiscale nelle Isole Vergini Britanniche, e pone le basi per il suo ingresso nel mercato editoriale: nel 1999 infatti il duo acquista il giornale russo Kommersant e si pone in un’interessante società d’affari con svariati imprenditori russi che poi forniranno i fondi per creare e gestire MSI.

Tutti nel mondo del calcio lo conoscono, e molti hanno fatto affari, anche se adesso giocano a far finta che mister Joorabchian sia soltanto una faccenda dell'Inter. Invece ha avuto a che fare con gran parte del calcio dei club più importanti: in Europa e in Sud America, con la Juventus come col Chelsea, col Milan come col Benfica e i due Manchester, col Paris Saint Germain come  col Liverpool. Senza dimenticare gli affari in Brasile e Argentina, o i recenti approdi in Germania e nella MLS statunitense. Se necessario va a trattare pure con Lotito, e quelli purtroppo sono gli inconvenienti del mestiere. Da due mesi il laziale Felipe Anderson è passato sotto le cure di Kia. E stavolta, dovendo trattare un rinnovo contrattuale, il presidente laziale ha trovato un osso più duro di lui.

Infine l’accordo pare essere stato trovato, ma con la sensazione che stavolta Lotito abbia dovuto giocare di rimessa, lui che da sempre è abituato a prendersi una posizione di forza. E intanto il brasiliano ha ottenuto di andare alle Olimpiadi, cosa che il club biancoceleste aveva provato a ostacolare. Alla fine l’ha spuntata il signor Kia, come spesso succede. Un po’ perché è indubbiamente abile, un po’ perché capita che lo lascino vincere facile, per motivi non sempre comprensibili.

Per esempio, cosa mai gli avrà permesso di convincere il presidente del Benfica, Luis Filipe Vieira, a ingaggiare Adel Taarabt la scorsa estate? Nell’ambiente continuano a chiederselo, nonostante che l’entusiasmo per la vittoria della terza Liga consecutiva potesse far passare tutto in cavalleria. E invece, pur sazi, i tifosi benfiquisti non smettono di farsi domande su quel giocatore tanto inutile quanto strapagato. Al quale è stato regalato un ingaggio fra i più alti nel libro paga della scorsa stagione, per dare in cambio un rendimento buono nemmeno per la squadra B (che pure nella scorsa stagione ha rischiato la retrocessione in terza serie) e i soliti comportamenti non da professionista nella vita privata.

Nei giorni recenti, in conseguenza dell’accostamento del signor Kia all’Inter, sono stati pubblicati molti profili sul personaggio. Pieni di semplificazioni e inesattezze, come quella secondo la quale Joorabchian avrebbe importato in Europa il meccanismo dei fondi d’investimento e delle terze parti relativamente ai diritti economici dei calciatori. Versione completamente errata, perché confonde la scoperta del fenomeno col suo effettivo inizio. È cosa vera che col passaggio di Carlos Tevez e Javier Mascherano dal Corinthians al West Ham, consumato nell’ultimo giorno del calciomercato estivo 2006, l’opinione pubblica europea scoprì il ruolo dei fondi d’investimento nel calcio. Ma è del tutto inesatto sostenere che l’azione di fondi e TPO in Europa cominciasse in quei giorni, con la constatazione che due calciatori argentini fossero controllati da un fondo (Media Sports Investments) con sede legale presso le Isole Vergini Britanniche. Già quattro anni prima, in Portogallo, era stato inaugurato il First Portuguese Football Players Fund.

Un soggetto messo in campo da attori pesanti della finanza nazionale, al contrario di quanto avvenisse nel caso di quasi tutti i fondi sudamericani, e che prese a investire su una pattuglia di calciatori in gran parte controllati da un agente in piena ascesa: un signore chiamato Jorge Mendes. Durante gli anni fra il 2002 e il 2006 il fondo portoghese aveva agito indisturbato, contando sulla mancanza di percezione da parte dell’opinione pubblica calcistica europea e sul sonno di Fifa e Uefa. Il rumoroso sbarco di Joorabchian in Inghilterra, paese dove il ruolo delle terze parti era messo al bando già allora, ebbe l’effetto di far cogliere agli europei un’emergenza che già esisteva ma fin lì non era stata percepita. E proprio il caso Tevez-Mascherano-West Ham portò alla chiusura del First Portuguese Football Players Fund (che però vedrà raccogliere la propria eredità da altri soggetti), i cui gestori preferirono uscire dal gioco prima che arrivasse dalla Fifa un primo e innocuo inasprimento del regolamento sullo status e i trasferimenti del calciatore.

 Grazie al rapporto con Pini Zahavi, Kia Joorabchian si è costruito un ruolo da broker globale di affari calcistici. Ma a differenza di Nelio Lucas, il signor Kia è arrivato alla corte di Zahavi portando in dote un patrimonio di relazioni costruite nella comunità degli oligarchi ex sovietici.

Pini & Kia siano tornati a fare ditta, dopo un lungo periodo in cui hanno agito separati pur continuando a intrattenere ottimi rapporti. E la ditta sta trovando nell’Inter un terreno privilegiato per le proprie operazioni. Se davvero dovesse arrivare Tevez, sarebbe la prova del nove. Ma intanto l’operazione che porterebbe in nerazzurro João Mario, centrocampista dello Sporting Club e della nazionale portoghese, è già una dimostrazione più che sufficiente. Le cifre che ballano (50 milioni di euro) sono sproporzionate rispetto al valore del giocatore, ma non è questo il punto. Alle cifre sproporzionate, quando ci sono di mezzo i calciatori portoghesi, stiamo facendo l’abitudine: dai 50 milioni potenziali per il passaggio di André Gomes al Barcellona, agli 80 milioni potenziali per il trasferimento di Renato Sanches al Bayern.

Il vero punto della questione sta nel fatto che la trattativa per l’acquisizione di João Mario non avviene per caso. Negli ultimi anni il ragazzo ha cambiato più volte agente, e per motivi in apparenza legati più alle relazioni conflittuali del club leonino con gli agenti che alle esigenze del calciatore. Fino alla primavera del 2013 João Mario, così come il fratello Wilson Eduardo (attaccante adesso in forza allo Sporting Braga) era rappresentato da Pini Zahavi. Ma nel pieno di uno scontro fra l’agente israeliano e il neoeletto presidente leonino Bruno de Carvalho, il ragazzo decise di cambiare agente affidandosi a Jorge Mendes. Che con Zahavi è in ottimi rapporti da sempre, e dunque riesce difficile pensare a uno scippo di procure. Poi nel corso della stagione 2015-16 sono stati i rapporti fra Mendes e lo Sporting a guastarsi. E a quel punto, ecco João Mario cambiare di nuovo agente passando da Mendes a Joorabchian, che nel frattempo è tornato a fare bottega con Zahavi. Un bel gioco delle tre carte. Con un problema, però. Che adesso Joorabchian va a Lisbona e tratta a nome dell’Inter il trasferimento di un suo cliente.



venerdì 24 giugno 2016

Calciomercato: ecco cosa cambia con la Brexit



La data del 23 giugno 2016 potrebbe rivoluzionare le sorti della Gran Bretagna e di tutta Europa. In ogni ambito. Pro o contro Brexit? Leave or Remain?

Economiche, ma non solo, saranno le ripercussioni nel settore. “Tanti calciatori che per esempio militano nella Premier o nella Football Championship non sono cittadini residenti in Inghilterra ma provengono dal resto d’Europa. Teoricamente fino a ieri potevano muoversi liberamente e portare professionalità nel campionato di appartenenza. Oggi dovranno chiedere un permesso di soggiorno al ministero degli Interni.

Secondo il Telegraph, con la Gran Bretagna a favore del "Leave", più di 100 giocatori perderanno il proprio permesso di lavoro e dunque non potranno più giocare nei club di Premier. Se prendiamo in considerazione le normative vigenti, giocatori come Payet, Kante e Martial non potrebbero giocare con West Ham, Leicester e Manchester United, perché nessuno di loro era un giocatore della propria nazionale quando hanno firmato per i rispettivi club. Questione di storia calcistica , insomma, ma non solo.

La Premier League, il campionato più ricco e tra i più belli del mondo, sarebbe costretta a modificare la sua legislazione. Attualmente due terzi dei giocatori che giocano in Inghilterra non avrebbero i requisiti necessari per ottenere il permesso di soggiorno e di lavoro nel paese. I giocatori ritenuti ora comunitari cesserebbero di essere tali e anche per loro crescerebbero le restrizioni. Un calciatore straniero, infatti, può giocare in Premier soltanto se fa stabilmente parte della nazionale del suo paese d’origine. Tanti sono anche gli allenatori non britannici che occupano le panchine delle 20 squadre della massima serie e di quelle delle serie minori (Ranieri, Conte, Mazzarri, Guidolin gli italiani, poi Mourinho, Guardiola, Wenger, Pochettino e così via); anche per loro varrebbe lo stesso discorso dei calciatori, secondo quanto stabilito dal Ministero degli Interni.

E i giovani talenti? Ad oggi sono consentiti i trasferimenti di minori di età compresa tra i 16 e i 18 anni all'interno dell'UE o del SEE, pertanto la Gran Bretagna potrebbe perdere questo vantaggio su giocatori come lo spagnolo Bellerìn, che all'Arsenal si è unito a 16 anni. Il fronte del "Leave", manco a dirlo, vede la Brexit un'opportunità positiva per il mondo del calcio britannico: "Il Regno Unito sarà libero di trattare calciatori di tutti i Paesi allo stesso modo e ampliare il pool di talenti per le nostre squadre, non ridurlo"aveva detto Brian Monteth, della Leave.eu.

Oggi sarebbero oltre centro i giocatori della prima divisione inglese ad avere bisogno di un permesso speciale per rimanere nelle loro squadre, e i numeri salgono fino a oltre 400 calciatori se si considerano anche la Championship e la Scottish Premiership. A questi vanno aggiunti tutti quelli che sarebbero costretti all’esodo. Le formazioni subirebbero notevoli cambiamenti (Watford, Newcastle ed Aston Villa, ad esempio, potrebbero veder partire fino a 11 giocatori). In più, le limitazioni per i giocatori extracomunitari influirebbero anche sul capitolo diritti tv, con le emittenti che vedrebbero diminuite le loro possibilità di vendere le gare del campionato anche oltreoceano in assenza di star di interesse mondiale. In ogni caso la Premier League ricopre una posizione importante nell’economia dell’Inghilterra ed è dunque facile immaginare che lo stesso governo post Brexit correrebbe ai ripari per evitare un generale indebolimento del calcio nel paese.

Una soluzione, forse la più probabile, costringerebbe la FA di modificare le attuali leggi. Altre strade portano ad un potenziamento dei giovani calciatori britannici (che da un lato darebbe maggiore spazio ai giovani inglesi, scozzesi, irlandesi e gallesi, dall'altro richiederebbe una notevole quantità pazienza in termini di tempo). E per quanto riguarda il mercato internazionale? I calciatori britannici tesserati dai club europei andrebbero ad occupare uno slot riservato agli extracomunitari, rischiando di modificare i piani delle società che intendono acquistarli. E ancora, altre ripercussioni potrebbero verificarsi per quei tifosi che desiderano seguire le trasferte delle loro squadre in Champions League, dal momento che potranno andare incontro a nuove limitazioni. Commercio, economia, politica e… sport. Il calcio aspetta di capire cosa potrà accadere e nel frattempo si interroga, a partire dagli stessi giocatori.

Una cosa è certa: non cambierà la possibilità di ingaggiare gli svincolati, per i club di Premier. La "Legge Bosman", infatti, è inserita nel regolamento Fifa e non in quello Uefa.


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