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domenica 18 giugno 2017

Fallimento un ricordo, Parma in Serie B



E pensare che solo due anni fa di questi tempi molti degli ottomila che sabato hanno scavallato l’appennino per il B-Day di Firenze si davano appuntamento a Carpenedolo per un’altra giornata entrata comunque a suo modo nell’ultracentenaria storia del Parma, il No Ghirardi Day, manifestazione di protesta (più o meno) pacifica sotto casa dell’ex presidente accusato d’aver condotto la società sul lastrico. Come sabato sera fuori dal Franchi anche quel pomeriggio, era diverso però l’umore, e parecchio: proprio in quei giorni il club fondato il 16 dicembre del 1913 e con qualcosa come quattro titoli internazionali in bacheca (una Coppa Coppe, 2 Coppe Uefa, una Supercoppa europea) falliva per la seconda volta in un decennio, dopo il crac Parmalat datato 2004.

Mesi tremendi durante i quali tutti ci chiedemmo come diavolo avesse fatto a creare un cratere da 218 milioni, e soprattutto a causa della mancata sorveglianza di chi. Due anni dopo il Parma è di nuovo in B grazie a una nuova proprietà (imprenditori locali fra cui Barilla più azionariato popolare), a un nuovo nome (SSD Parma Calcio 1913) e soprattutto a un formidabile percorso netto sul campo, due promozioni in altrettante stagioni, sul quale non in molti avrebbero scommesso. Il Parma a un certo punto stava correndo il rischio, era fine novembre scorso ma dopo una bruta sconfitta interna col Padova il cda ha avuto il merito di non cedere a pericolosi romanticismi spazzando via tutta l’area tecnica colpevole d’aver sottovalutato la categoria: i licenziamenti del responsabile Lorenzo Minotti e dell’allenatore Gigi Apolloni uniti alle conseguenti dimissioni in segno di protesta del presidente Nevio Scala avevano fatto storcere il naso a qualcuno, come se si fosse trattato di una mancanza di riconoscenza verso tre padri della patria. Il tempo ha detto che è stata una buona scelta.

Non ci è arrivato dalla porta principale, quella è toccata nel suo girone al Venezia, ma il Parma alla fine ci è riuscito: di nuovo in Serie B. Fallito il 22 giugno 2015, finito nell'inferno della serie D e, quest'anno, nel purgatorio della Lega Pro, il club emiliano ritorna nel calcio che conta. "Serie B obiettivo minimo", urlavano i tifosi al momento di salutare la nuova società nata dopo la tragicomica vicenda Ghirardi-Taci-Manenti. A fatica, con un pizzico di fortuna, non in modo trionfale, ma alla fine è solo il risultato che conta. Non è stata comunque una stagione facile. Esonerati in un sol giorno a dicembre l'allenatore Luigi Apolloni, il responsabile dell'area tecnica Lorenzo Minotti e il direttore sportivo Andrea Galassi con le conseguenti dimissioni del presidente Nevio Scala, il Parma è finito nelle mani del tecnico Roberto D'Aversa e del direttore sportivo Roberto Faggiano.

"La fine del calcio biologico", tuonò lo stesso Scala che fino ad allora aveva presentato il nuovo club emiliano come il paladino di un nuovo modo di fare calcio. Già, sino a quando i risultati aiutano. In D, senza mai perdere, Apolloni aveva conquistato in carrozza la promozione, ma in Lega Pro la musica era cambiata e la posta in palio era troppo importante per restare fedeli alla linea sino in fondo. Meglio provarci allora come fanno tutti i club: via il tecnico, anzi via tutto lo staff dirigenziale che aveva fatto mercato e messo in campo la squadra. D'Aversa e Faggiano come primo atto, grazie ai soldi della proprietà, hanno comprato e non poco nel mercato di gennaio. Il Parma, a febbraio, era totalmente rivoluzionato con ben 7 nuovi giocatori titolari su undici. Ma il cammino restò difficile. Per diverse settimane la squadra emiliana si illuse di poter rimanere agganciata al Venezia. Metafora della stagione la sfida diretta con la formazione di Pippo Inzaghi in Laguna. Meritatamente in vantaggio 2-0, con una sonora lezione di calcio agli avversari per quasi un'ora, il Parma fu capace di farsi recuperare e di pareggiare alla fine 2-2. Lì di fatto si chiuse la rincorsa al primo posto, all'ingresso in serie B dalla porta principale. Il finale di campionato è stato un continuo alternarsi di alti e bassi, con sconfitte incomprensibili come quella con l'Ancona, ultima in classifica, in casa al Tardini.

Raggiunto il primo traguardo della serie B, la società guarda al ritorno nell'Olimpo vero del calcio. Senza fretta, senza rischiare nulla dal punto di vista economico e con un nuovo solido partner. I proprietari del club, sino ad oggi i massimi imprenditori locali ed un foltissimo azionariato diffuso che in questi mesi ha continuato ad ingrandirsi raccogliendo centinaia di adesioni e importanti risorse economiche, sono stati affiancati dalla cinese Desports, colosso del marketing sportivo dagli occhi a mandorla, che ha già versato nelle casse emiliane tre milioni di euro per il 30% della proprietà. Entro breve ne saranno versati altrettanti per salire al 60% con un programma di investimenti ulteriori di 15 milioni di euro proprio per essere protagonisti da subito anche in serie B. L'imprenditore parmigiano Marco Ferrari, deus ex machina del club emiliano, ma con al fianco big dell'industria come Guido Barilla, Pizzarotti Costruzioni e Dallara Automobili, resterà primo garante della città di Parma E logicamente i tifosi sognano ancora. Raggiunto, come previsto, l'obiettivo della serie B nel minimo tempo necessario, si vuole iniziare a pensare anche alla massima serie. Questa volta però non c'è fretta. L'era Ghirardi è ancora troppo vicina, troppo dolorosa, perché nella città emiliana si ipotizzi una scalata senza i conti in ordine.

A gennaio il nuovo d.s. Daniele Faggiano ha consegnato all’allenatore Roberto D’Aversa nove acquisti di livello fra cui il portiere Frattali, uno dei molti volti di questa promozione, brillante ieri contro l’Alessandria ma magnifico in semifinale playoff col Pordenone quando ha parato due rigori. E dire che a un certo punto era stato tirato in ballo per una presunta combine con l’Ancona, storia poi sgonfiatasi come un palloncino. Lui più altri due i personaggi chiave: Emanuele Calaiò, incontenibile trascinatore dell’attacco, e il capitano Alessandro Lucarelli arrivato ieri a quasi 40 anni all’ultima partita della carriera. Ai tempi del fallimento entrò nel comitato creditori, è rimasto anche in D.

Ce n’è poi in realtà un altro, di uomo chiave: Hernan Crespo, altra bandiera del Parma che fu. È stato lui a portare in società Jiang Lizhang, businessman cinese che da maggio ha il 30% delle quote ed entro qualche mese salirà al 60. Il modello è l’Atalanta, l’idea comprarsi Tardini e centro di Collecchio, l’obiettivo salire in subito A. L’ha detto D’Aversa: «In B saremo solo di passaggio». Intanto bentornato, caro vecchio Parma.



sabato 12 gennaio 2013

Gennaio 2013 ultimissime di calciomercato


"La discussione per il trasferimento di Wesley Sneijder dall'Inter al Galatasaray è ancora in corso con il giocatore". Con questo comunicato, apparso sul sito ufficiale, la società turca smentisce la conclusione dell'accordo annunciata in mattinata da alcuni media turchi.

Ha impressionato in Champions League, con la maglia dello Shakhtar Donetsk. Assist, gol, giocate e tante voci di mercato. Su due piedi la posizione del club ucraino su Willian è stato irremovibile: dateci 25 milioni di euro o resta con noi fino alla fine del suo contratto, ovvero nel 2014. Lo scenario nelle ultime ore è però cambiato, il talento brasiliano ha forzato la mano con la scelta di non presentarsi alla ripresa degli allenamenti. Vuole essere ceduto, in questa finestra di mercato. In passato Chelsea e Tottenham si sono fatte avanti, ma non bisogna escludere l'entrata in gioco di Milan e Inter.

Icardi e la Sampdoria non trovano l’accordo, la Lazio è vigile. Lotito e Tare hanno iniziato a pensare al bomber argentino a fine dicembre. Icardi era in rotta con i blucerchiati, lo obbligarono a non rispondere alla convocazione dell’Argentina under 20 per il Sudamericano (in calendario dal 9 gennaio al 3 febbraio). La svolta positiva sembrò arrivare dopo la doppietta che Icardi firmò contro la Juventus a Torino, quel giorno disse: «So dell’interesse di Lazio e Inter, ma resterò a Genova» .

Da allora è cambiato molto, i manager dell’attaccante hanno incontrato per due volte i dirigenti della Sampdoria. La famiglia Garrone ha offerto il rinnovo al giocatore, la proposta non ha fatto colpo. Icardi ha un accordo sino al 2015, compirà 20 anni il 19 febbraio, è nato a Rosario ed è cresciuto alle Canarie. Per tre stagioni ha giocato nella Cantera del Barcellona, nel gennaio 2011 è stato acquistato in prestito dalla Sampdoria, in seguito il riscatto è stato pagato 400 mila euro. Oggi Icardi chiede un contratto più ricco, guadagna 60 mila euro, i blucerchiati hanno offerto 400 mila euro, c’è distanza. La situazione è bloccata, il rinnovo è difficile, la Lazio segue la vicenda da lontano, potrebbe entrare in azione.

Emanuele Calaiò al Napoli, di nuovo, fino al 30 giugno 2015, più un’opzione per un’altra stagione. La trattativa con il Siena si è sbloccata all’improvviso, sono scesi in campo ancora una volta i presidenti, De Laurentiis e Mezzaroma, che oggi a Milano si vedranno per l’assemblea di Lega e formalizzeranno l’operazione alla quale, nel frattempo, hanno continuato a lavorare anche gli uomini mercato delle due società, Bigon e Antonelli, e gli agenti del calciatore. A meno di una nuova clamorosa offerta del Palermo dell’ultimo momento - a Milano ieri c’era anche l’ad rosanero Pietro Lo Monaco - oggi SuperManu sarà di nuovo un giocatore del Napoli. Finalmente.

La trattativa era andata troppo per le lunghe, l’inserimento del Palermo aveva complicato l’operazione. Il nodo era la natura del trasferimento di Calaiò: il Siena avrebbe rinunciato al suo centravanti solo di fronte ad un’offerta per l’acquisto a titolo definitivo, mentre l’ipotesi a cui aveva lavorato il Napoli era quella di un prestito con diritto di riscatto, magari con un “obbligo” di riscatto condizionato alla qualificazione in Champions; viceversa, il Palermo era pronto (lo sarebbe ancora) a prendere Calaiò pagandolo tutto e subito. L’intervento dei due presidenti ha permesso di superare la fase di stallo, il Napoli è andato incontro alle richieste del Siena: pagherà subito per riprendersi SuperManu mettendo sul piatto una cifra intorno ai 2 milioni di euro, senza aspettare giugno.

I soldi che arriveranno dalla cessione di Sneijder al Galatasaray o il sacrificio di uno tra Alvarez e Coutinho per rinforzare l’Inter con Schelotto e Paulinho. Il piano per agganciare la Champions League 2013-14 è chiaro, ma la mancata partenza dell’olandese o di uno dei due giovani impedisce di chiudere con l’Atalanta per l’esterno argentino e di pianificare una missione in Brasile. I contatti con il Corinthians non sono mai stati interrotti e, quando l’Inter avrà la disponibilità economica per fare un altro tentativo, ci proverà con l’obiettivo di portare il centrocampista subito a Milano o, nella peggiore delle ipotesi, di prenotarlo per giugno.

Per l’esterno dell’Atalanta Pierpaolo Marino e Branca si sono sentiti negli scorsi giorni, ma il club orobico ha sottolineato che al momento non ci sono i presupposti per la fumata bianca. La distanza tra domanda e offerta è di 3 milioni. «Schelotto non ci ha mai chiesto di andare via - ha detto Marino a Radio Sportiva - e i tempi per la sua cessione non sono maturi». Oltre a un conguaglio e alla comproprietà di Livaja, l’Inter ha proposto Mariga. Per il momento l’Atalanta ha detto no. Se ne riparlerà la prossima settimana. «C’è ancora da lavorare - ha detto Ausilio - ma il giocatore ci interessa».

Il terzino dello Zenit San  Pietroburgo e della Nazionale  Domenico Criscito ha parlato al sito ufficiale del club russo del possibile arrivo in Russia di Ignazio Abate: "Spero arrivi. Lui è un mio amico e un grande giocatore, quindi mi auguro che possa venire allo Zenit. Giochiamo insieme in Nazionale e penso possa essere un ottimo rinforzo per lo Zenit". La società russa - scrive MilanNews.it - ha già fatto un'offerta al Milan per Abate di 10 milioni, ma i rossoneri hanno rifiutato.

L'attaccante Samuele Longo può lasciare l'Espanyol e tornare in Italia all'Inter, che nel frattempo si è messa sulle tracce di un altro giovane talento: il centrocampista Bellomo, in comproprietà tra Bari e Chievo, cercato anche dalla Roma.
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