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domenica 14 aprile 2019

Gattuso ha bacchettato Kessié e Bakayoko



Il sottosegretario con delega allo sport Giancarlo Giorgetti attacca Kessie e Bakayoko, rei di aver sbeffeggiato Acerbi al termine di Milan-Lazio esponendo la sua maglietta: "Lo sport è sana competizione, è correttezza e lealtà. Mostrare la maglia di un altro giocatore per sbeffeggiarlo è prima di tutto un gesto stupido, inqualificabile, indegno dei valori dello sport e anche della maglia che indossano - riporta Ansa - Mi auguro che vengano presi i giusti provvedimenti per stigmatizzare quello che è accaduto".

Due rigori in 30 secondi, l'accusa di Tare dopo Milan-Lazio è pesante: ce lo aspettavamo. In settimana non si è parlato d'altro a Roma: di come le lamentele del Milan post-Juve avrebbero complicato la gara all'inverosimile per Rocchi. Partiamo da qui: Rocchi ha in canna il rigore, ne dà subito uno che nemmeno nei peggiori bar di Caracas, riuscendo a vedere con gli infrarossi un tocco di braccio che nemmeno il VAR più spudorato ha potuto avallare. Per correttezza estrema è perfino andato a vederlo, per sicurezza si è anche chiarito con Gattuso. Durmisi commette una leggerezza, ovvio, nell'azione dopo: non ha capito che qualsiasi cosa successiva in area sarebbe diventato rigore, in un momento molto delicato, come ha candidamente ammesso un uomo di campo come Guidolin, in commento tecnico. E così è stato: ma non è stato così su Milinkovic.

Già, perché Rodriguez lo tocca in area, in quella che, va detto, è stata una battaglia furibonda. E Rocchi non l'ha visto, non l'ha voluto rivedere e su DAZN un costernato Guidolin per cinque secondi cinque ha perfino candidamente ammesso che il contatto c'era. Ma oramai Rocchi era scarico, andata così. La gara si è giocata sul filo di lana, la Lazio avrebbe preferito perderla per un tocco di classe. Non va così a Milano: dopo il fallo di mano di Cutrone, non visto, stavolta è apparso un fallo di mano sulla via di Damasco, pardon, di Rocchi. L'apparizione lo ha folgorato. Diciamolo con forza, proprio noi: stavolta il VAR ha evitato a Rocchi di finire sulle prime pagine di tutti i giornali per un colossale abbaglio.

Il discorso sull'arbitro, che ha comunque diretto una gara tesissima, pesantissima, giocata ad alta intensità lo chiudiamo: perché la Lazio, dopo due gare decisamente indecorose, ha tirato fuori anima, gambe, coraggio, determinazione. Questa squadra merita almeno di giocarsela fino alla fine: non so se ce la farà, probabilmente rimarrà tutto aperto, tutto dipenderà dal famoso recupero contro l'Udinese. La furibonda rissa finale fa capire che il ritorno di Coppa Italia ci vorrà molta camomilla per viverlo con un minimo di raziocinio. Quello che la Lazio ha avuto per tutta la partita: ha atteso e provato a colpire, coperto bene e macinato occasioni. Nel primo tempo le migliori palle gol le ha la Lazio, nel secondo la stanchezza ha un po' abbassato i ritmi e le idee. Qualcuno dice che la Lazio si è strozzata con un mercato brodoso: Durmisi, l'uomo del match, doveva sostituire Lulic nelle idee di Tare. Sostituirà qualcun altro, l'anno prossimo, a qualche altra latitudine, se Dio vuole. Il Milan quanto ha speso a gennaio? La Lazio? Questo fa tanto, eppure ogni volta che le due squadre si incontrano io non riesco a dire che questo maxi-mercato si veda.  La Lazio doveva vincerla nel primo tempo: ha sprecato troppo, in Serie A, in questo momento della stagione, una palla-gol sbagliata può fare la differenza. La Lazio ha fatto quello che doveva, con forza. Poi possiamo parlare per ore del fatto che l'uscita dal campo di Correa ha tolto profondità, imprevedibilità alla Lazio. Che senza "il Tucu" perde troppo: tecnica, capacità di girare veloce, di alzare all'improvviso le marce. Non vedo e non riesco mai a vedere una superiorità evidente nel Milan, o dell'Inter l'anno scorso. Quindi potrebbe benissimo andare in Champions. Non vedo superiorità, se non nella pochezza di certi gesti: de Vrij annunciato a pochi giorni dal match contro la Lazio, Kessie che mostra la maglia di Acerbi, un ex Milan, allo stadio, dopo avergliela chiesta. Peccato, occasione sprecata di fare una bella figura: il Milan non può essere elegante, non può concedersela. Questo è il duro mondo del calcio bellezza: bisogna far quadrare i conti, in qualsiasi modo, il resto, comportamenti compresi, contano poco. Forse in Champions il Milan ci potrà anche andare, ma l'eleganza i 50 milioni del quarto posto non la possono comprare.

L’allenatore del Milan in conferenza stampa subito dopo il match di San Siro vinto contro la Lazio, ha bacchettato Kessié e Bakayoko, rei di aver festeggiato con la maglia di Acerbi sotto la curva rossonera. “Bisogna chiedere scusa, queste cose non si fanno. E’ arrivato il momento di mettere fine a certe cose, perché questa è una storia nata una settimana fa: si smanetta troppo sul web e un professionista deve usare meno possibile i social network e concentrarsi a fare un'ora, due di allenamento in più piuttosto che stare 4-5 ore a settimane sui social. Bisogna solo chiedere scusa", le parole di Rino Gattuso.

Una polemica iniziata sui social nei giorni di vigilia del match e proseguita subito dopo il triplice fischio finale di Milan-Lazio. “Sui singoli non c'è paragone, siamo più forti e andiamo a San Siro per vincere", le parole di Acerbi. "Ok, ci vediamo sabato", la risposta di Bakayoko con un simpatico tweet (accompagnato da un emoji per sottolineare il tono amichevole). A fine gara, lo scambio di maglia tra i due protagonisti. Tutto finito? No, anzi. Perché nell’esultanza post partita sotto la curva rossonera, Bakayoko e Kessié espongono la maglia di Acerbi come una sorta di trofeo. “Sono dispiaciuto perché ho scambiato la maglia per mettere fine alla questione, fomentare odio non è sport ma un segno di debolezza", il messaggio social del difensore della Lazio subito dopo l’accaduto.

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