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martedì 14 novembre 2017

I disastri azzurri da Irlanda Nord a Svezia


Dalle Coree allo Zambia, dall'Irlanda del Nord alla Svezia, ultima umiliante tappa della via crucis azzurra. Perché, oltre ai quattro titoli mondiali, sono stati vari i disastri della nazionale nel suo percorso ultracentenario. Quasi 60 anni fa data l'unica altra mancata qualificazione mondiale: ko per 2-1 a Belfast il 15 gennaio 1958, l'Italia di Foni, espulso Ghiggia, fa flop nel girone a tre e resta a casa. Quattro anni dopo in Cile, il 2-0 coi padroni di casa con gli azzurri ridotti in 9 in una partita corrida e arbitraggio nefasto dell'inglese Aston che procura il mesto ritorno a casa.

Ma il peggio non e' mai morto: nel 1966 l'umiliazione mondiale con la Nord Corea e il gol del caporale dell'esercito Pak doo ik per l'Italia con poca Inter di Edmondo Fabbri. Si pensa di aver toccato il fondo, ma alle Olimpiadi 1988 c'e' la batosta per 4-0 con lo Zambia. La nazionale patisce i padroni di casa e nel 2002 si mette di mezzo l'arbitro Moreno, ma il 2-1 con la Corea del Sud, anche se con varie attenuanti, fa male ai tifosi.

Dall'entusiasmo del titolo ai rigori del 2006 al flop del 2010 il passo e' breve: gli azzurri pareggiano 1-1 con la Nuova Zelanda e escono dopo la sconfitta 3-2 con la Slovenia.

Ma quest'anno va ancora peggio: il presagio viene dall'1-1 con la Macedonia, ma il pollice verso e' negli spareggi con la modestaSvezia senza Ibra: 0-1 a Stoccolma, 0-0 a Milano.

Siamo stati eliminati da una nazionale, la Svezia, che nel corso del match di San Siro ha fatto entrare in campo un giocatore di Seattle, uno del Beveren e uno del Crotone. L’Italia s’è presentata al match decisivo del Meazza con due “quasi esordienti” come Jorginho e Gabbiadini, non ha segnato nemmeno una rete tra Solna e Milano… insomma, questo playoff è stato come un sassolino gettato in un baratro, ha toccato il fondo dopo un tempo sufficiente a capire quanto fosse profonda la voragine. Lo scollamento tra il c.t. e i senatori del gruppo, al di là del “commissariamento” vero o presunto da parte dei veterani, è apparso evidente. De Rossi in panchina che contesta lo “scaldati!” di Ventura resterà l’emblema della serata. Più in generale: il 4-2-4 del progetto del c.t. si è rivelato una fragile utopia ed è naufragato, la sberla di Madrid ha tolto fiducia ai giocatori e il ripiegamento sul 3-5-2 ha finito per diventare una scelta di retroguardia, un disperato aggrapparsi a qualcosa di solido.

Dell’eredità di Ventura, quantomeno, si possono salvare gli stage. Il tentativo di allargare e ringiovanire il parco giocatori della Nazionale in un Paese che non produce più fuoriclasse, né calciatori in grado di fare davvero la differenza.

Le dimissioni di Gian Piero Ventura? Nella conferenza stampa dopo la disfatta di San Siro, il ct aveva preso tempo, demandando ogni decisione dopo aver parlato con Tavecchio. Intercettato dalle Iene in aeroporto, il tecnico sembra cambiare idea e la trasmissione di Italia 1 riesce a strappargli una promessa: «Si dimette o no? Ce lo promette?», gli viene chiesto più volte dall'inviato Nicolò De Devitiis nel finger che porta all'aereo. «Sì», dice quasi sussurrando Ventura e senza guardare l'interlocutore. Per poi però negare con un sms all'Ansa di avere annunciato dimissioni all'inviato delle Iene: «Non ho mai detto questo». Il divorzio appare scontato ma il nodo sono i 700mila euro che gli spetterebbero da qui alla fine del contratto.

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