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sabato 26 dicembre 2015

I migliori giovani dei campionati europei


Scopriamo i migliori talenti a livello europeo e internazionale. I protagonisti di questo appuntamento sono due talenti che giocano in Olanda, il difensore Jeremiah St. Juste, in forza all'Heerenveen e il centrocampista tutto campo Donnny van de Beek, uno dei più grandi talenti del settore giovanile dell'Ajax e altri del panorama francese.

ST JUSTE -  Classe 1996, muove i primi passi nel settore giovanile di uno dei club affiliati al Groningen, trova spazio e conferma nell'Heerenveen. Difensore centrale in grado di giocare da centrocampista difensivo, si ispira a Thiago Silva, in patria lo paragonano a Frank Rijkaard.

VAN DE BEEK - Nato nel 1997, classico numero 10 che nell'Ajax gioca o da mezzala o da regista difensivo, è uno dei migliori prodotti del De Toekomst, il settore giovanile del club di Amsterdam. Soprannominato 'Maradonny' per il sue qualità tecniche, ricorda il primo Sneijder.
Pedro Pereira, terzino destro della Sampdoria che a soli 17 anni ha già stabilito un paio di record. Il portoghese è stato il più giovane uomo assist del campionato grazie al passaggio per Muriel di domenica ed è l’unico minorenne nei migliori campionati d’Europa ad essere titolare. Un grande affare per la Sampdoria che lo ha strappato al Benfica per soli 190 mila euro.

Harry Kane, per tutti "l'Uragano", all'esordio con l'Inghilterra ha segnato dopo 78 secondi, il tempo che un tifone impiega a distruggere un villaggio. A livello Under 21 pare illegale e Londra è con lui. Harry piace all'Inghilterra bianca, old style, ha speso un anno all'Arsenal e a 21 è già un simbolo del Tottenham. Vice capocannoniere e secondo miglior giocatore in Premier, ha più del 50% delle azioni di Kane-Berahino, la miglior coppia gol.

TER STEGEN — Tedesco, alto e grosso, affinità con l'eliminazione diretta. Col Barça è stato il portiere di Coppa - Champions e del Re - e ha centrato i due titoli. Ha esordito in Bundesliga col Moenchengladbach in un derby col Colonia e non ha più perso il posto. Un gatto tra i pali e affidabile come un centrocampista in palleggio: Neuer è lontano, ma ha esordito in nazionale tre anni prima di lui. Non può essere un caso.

Domenico BERARDI — Una statistica dice che nei primi due anni di A ha segnato più del giovane Messi nelle prime due stagioni in Liga. Paragone improponibile, ma il dettaglio rende l'idea. Berardi in giornata può fare cose straordinarie senza avvertire pressione. Mancino puro, funambolico nello stretto, è il nostro valore aggiunto.

John GUIDETTI probabilmente è nella top 8 anche per "giocatori più maturi". Ha geni sparsi per il mappamondo: un po' brasiliano e italiano, molto svedese, è cresciuto a piedi scalzi in Kenia e rischiato grosso per un virus. Prima punta, ha segnato all'Inter col Celtic e punta al bersaglio grosso, come da tatuaggio: "Le persone abbastanza pazze da credere che possono cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano davvero".

Il calcio non è solo rabona e tiro a giro. William Carvalho è un mediano e sembra un gigante tra gli adulti: se fa la faccia cattiva, fa paura. Quando era ancora piccolo - è successo - viveva in Angola e nel 2014 ha giocato il Mondiale con il Portogallo. Giocatore da 30 milioni per le mille voci del mercato, ha appena detto che pensa di stare allo Sporting. Mezza bugia.

JOJIC — Il serbo del Dortmund ha segnato al debutto in Bundesliga 12 secondi dopo essere entrato. Meglio di Kane. Più genio che sregolatezza, amante dell'uno contro uno e dell'ultimo passaggio, un certo feeling con i calci piazzati. Ha fissato l'obiettivo minimo: "L'Olimpiade". Spavaldo.

HOJBJERG — Il bambino. Centrocampista tecnico, classe 1995, ha appena giocato con la Danimarca e alla fine ha pianto in diretta nazionale per la tensione. Guardiola per lui stravede: lo ha tenuto al Bayern, poi lo ha mandato all'Augsburg. Una storia di lacrime: "Quando ha saputo che mio papà aveva il cancro - ha detto Pierre -, ha pianto con me".

KADERABEK — Il meglio tra i cechi, squadra decisamente misteriosa (diciamo pure che non la conosce quasi nessuno). Terzino destro, quattro stagioni con solide presenze nello Sparta Praga, già in Champions e nazionale. Nel suo piccolo, un caso di mercato: è a tanto così dall'Hoffenheim.
Thomas Lemar è il nuovo gioiello che brilla nel Principato: nuova mega plusvalenza in vista per il Monaco. Da un classe '95 all'altro, il Monaco di Rybolovlev ha cambiato strategia societaria e invece di spendere fior di milioni per i Falcao di turno ha scelto di puntare sui giovani. Il migliore tra questi, Anthony Martial, è stato ceduto al Manchester United per l'astronomica cifra di 80 milioni di euro, ma il sostituto i monegaschi ce l'avevano già in casa ed era stato pagato appena 4 milioni. Il suo nome è Thomas Lemar.

"Lemar è davvero un giocatore enorme e lui ha solo 19 anni!”, dichiara Bodiger, suo compagno di nazionale e avversario in quella partita. Tre giorni dopo Jardim lo fa esordire anche in Champions League nel match di ritorno dei preliminari contro il Valencia e per poco il suo ingresso in campo non contribuisce a regalare un'insperata qualificazione al Monaco.

Come premio per la sua prestazione, Jardim lo schiera titolare nel match dell'anno contro il PSG ma questa volta Lemar non può nulla contro lo strapotere dei parigini, vittoriosi per 3-0. Poco male per il ragazzo del Guadalupa che segna due goal consecutivi contro Lorient e Montpellier, venendo eletto così miglior giocatore dell'estate secondo i tifosi del Principato.

"Non ho mai visto un giocatore del genere. E' molto piccolo, sembra fragile, ma non ha paura di andare al contatto e non perde mai la palla. Tecnicamente è fortissimo". Queste parole sono di Martial, rimasto impressionato da Lemar dopo averci giocato assieme nella selezione Under 18 francese.

"Lemar rappresenta il futuro del calcio francese - ha detto il vice presidente del Monaco Vasyliev durante la presentazione del giocatore - è della stessa generazione di Martial". Sono in molti a credere che i due siano sotto la stessa buona stella, ma occhio a non confonderli: Martial è infatti un attaccante moderno della scuola di Henry, mentre Lemar è un centrocampista offensivo che sta imparando soltanto adesso ad essere incisivo in zona goal.
Andiamo alla scoperta di Jean-Kèvin Augustin, giovane attaccante del PSG che impara da Ibrahimovic ed ha stregato l'Europa.

Come ben sappiamo, il PSG è uno tra i club più ricchi al mondo dopo l'insediamento in società di Nasser Al-Khelaifi, potente uomo d'affari qatariota che possiede un patrimonio davvero enorme: dal suo arrivo ha portato con sè giocatori del calibro di Zlatan Ibrahimovic, Ezequiel Lavezzi, Javier Pastore, Edinson Cavani e, come ultimo, Angel Di Maria, strappato a suon di milioni al Manchester United.

Un potenziale campione però potrebbe esserci già in casa: si tratta di Jean-Kèvin Augustin, attaccante di appena 18 anni messosi prepotentemente in mostra durante l'ultima 'International Champions Cup'
La caratteristica migliore di Augustin è senza dubbio lo scatto fulmineo, che gli permette di non svolgere soltanto il ruolo di prima punta ma anche gli altri dell'attacco: seconda punta (anche se in questa posizione non è stato molto utilizzato) od anche esterno d'attacco sia a sinistra che a destra.

Può tirare con entrambi i piedi nonostante sia un destro naturale, l'unica sua 'pecca' è rappresentata dal non possedere molta tecnica, anche se compensa questo deficit con una spiccata sensibilità offensiva che lo rende un vero e proprio rapace dell'area di rigore.

Pur non essendo dotato di un fisico imponente, può vantare una buona potenza e resistenza che gli permette di sostenere marcature 'scomode' in campo contro difensori più esperti e più forti fisicamente di lui.

Andrija Balic, centrocampista croato classe 1997 dell'Hajduk Spalato che piace alla Roma: "Il mio idolo? Adoro lo stile di gioco di Iniesta".

Chioma fluente da rockstar british, fisico in pieno sviluppo, Andrija è un centrocampista offensivo, rapido di gambe e di pensiero, impiegato solitamente da mezzala o da trequartista puro. Già 5 i goal tra i professionisti con la maglia dell'Hajduk, indossata per la prima volta il 13 aprile 2014 contro l'RNK Spalato.

Da dicembre 2014 la sua escalation è stata continua: 17 presenze per lui nella scorsa stagione e già 14 in questa con un peso sempre maggiore nel 4-2-3-1 di Poklepovic, come dimostrano i 10 goal complessivi segnati in tutte le competizioni.

L'Hajduk ad inizio marzo lo ha blindato con il rinnovo fino al 2018 ma è difficile pronosticare per il talentino nato e a Spalato e cresciuto a Dugopolje un futuro in patria.

Ajax, Borussia Dortmund e Marsiglia lo seguono da tempo ma dopo il Real Madrid - che lo ha individuato come la risposta perfetta ad Halilovic del Barcellona -  si è fatta avanti la Roma che ha intenzione di instaurare una sinergia con l'Hajduk per ottenere il diritto di prelazione sui migliori talenti del club.

In patria Balic è stato paragonato, per fisico, movenze e genialità nelle giocate, ad un ex campione dell'Hajduk come Blaz Sliskovic, uno degli idoli di Zinedine Zidane, indimenticato a Pescara. Il modello di Andrija è però un altro: "Adoro lo stile di gioco di Iniesta, mi piace tantissimo". Un fuoriclasse di cui presto potrebbe diventare rivale sul campo...

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